La Sorellanza



Racconto a puntate

Parte I

Qualcuno oggi mi ha chiesto: da dove nasce la tua ricerca sul femminile?
Come mai ti sei avvicinata a questi temi?

Ci ho pensato un attimo e poi ho risposto che la mia ricerca è nata con me, in me, per motivi strettamente personali e familiari…
e mentre rispondevo mi si è aperto un mondo, un mondo che mi è venuta voglia di condividere, in piccole puntate come un racconto, al caso possa essere di ispirazione a qualcuno.

Tornando alla risposta, mentre individuavo il motivo strettamente personale della ricerca, riecheggiavano nel mio cuore le atmosfere familiari fatte di conflitti insanabili, di dominanza di genere, di invidie e gelosie che nessuno gestiva se non con comportamenti difensivi automatici, chi aggressivi, chi passivi, chi manipolativi.

Nessuno nella mia famiglia, durante la nostra infanzia e adolescenza, è riuscito a prendere in mano ciò che accadeva e a trasformarlo in dialogo, nessuno.
Come vascelli fantasma, noi due sorelle, disperse per gli oceani della vita dalle sue tempeste, abbiamo veleggiato a vista, per anni senza incontrarci con ognuna.. l’altra profondamente nel cuore.

Poi un giorno sono arrivati dei bambini a portare nuova vita e farci incontrare davvero, come mai avevamo fatto coscientemente.
La sorellanza, il tesoro che io percepisco sia, nasce con me, lì, in quel noi mai dimenticato, nel desiderio e nella consapevolezza che l’amore, la collaborazione sincera, lo scambio onesto tra donne esiste ed è vitale, creativo, caldo, accogliente e potente.
Ovviamente lo stesso identico discorso vale per gli uomini, che non sono certo così diversi da noi, ma questa è un altra storia.

La mia ricerca nasce mentre la guardo nella culla sonnecchiare, con quel suo visino tenero, mentre ascolto il suo respiro e mi interrogo sulla sua presenza, con lo stupore di chi non sa.
Da quel guardare innocente vengo strappata, da una mano che ha paura e agisce il pregiudizio della gelosia e inizio a non capire, a confondermi tra quel che sento e quel che gli altri pensano che io senta, tra quel che sento e quello che gli altri vogliono che io senta.

Moltissime confusioni e manipolazioni dopo, approdo alla sete di comprendere che cosa ci spinge alla separazione, alla deriva le une dalle altre, e riprendo a studiare e a seguire il filo della consapevolezza di sé e poi quello rosso della sorellanza, degli antichi riti del sangue..
..no non il sangue delle battaglie, di patti sanguinari minacciosi di morte e violenza, bensì quello caldo e pacifico che scivola tra le nostre gambe e si offre grato alla terra, il sangue mestruale.

Parte II

Credo che ogni ricerca, in qualsiasi direzione, nasca dall’esperienza personale, intima di ognuno di noi.
Il significato che diamo a ciò che ci accade ci spinge a cercare ancora o ad arrenderci, ad opporci o ad adeguarci in un movimento perpetuo che sembra quasi un respiro.

Nella mia esperienza di vita e di professionista nella relazione d’aiuto, osservo che le persone curiose, quelle che si fanno continuamente delle domande, quelle che sono perennemente alla ricerca di un qualcosa, riescono a superare le difficoltà più agevolmente, riescono a dare nuovi significati a ciò che accade nella loro vita e cambiare creativamente atteggiamento nelle varie situazioni, come se riuscissero a portare acqua sempre nuova alla loro sorgente interiore.
I ricercatori e le ricercatrici, così li chiamo, sono instancabilmente in viaggio alla ricerca di nuovi orizzonti e nuovi modi di stare al mondo e io mi sento una di quelle.

Tornando alla domanda iniziale che mi ha spinto a scrivere, la mia ricerca nasce con la gelosia per mia sorella. Gli spazi di solitudine perduti, la scena oscurata, una madre ed un padre i cui occhi ed il cui cuore non guardano più solo me, ma che sono preoccupati e sofferenti per qualcun altro, che sorridono e amano anche qualcun altro, mi destabilizzano e confondono e di nuovo nessuno sembra comprendere come mi sento. La mia frustrazione, la mia paura di essere lasciata sola, la mia paura di perdere il loro amore, si alimentano di giorno in giorno.

Il pregiudizio su ciò che provavo che mi veniva rimandato, contò moltissimo, iniziai a sentirmi cattiva, ad etichettare la paura e la frustrazione che sentivo e a metterle in un giudizio: “sei cattiva”, “sei gelosa”.. e soprattutto “non vai bene così come sei, non va bene ciò che provi”.
Il passaggio al senso di colpa fu un attimo ed il “senso di colpa” come un “diamante” si sa.. “è per sempre”. Così il gioco è fatto in pochi anni di vita sei sistemato per tutti quelli a venire.
La separazione tra te e te si amplifica così tanto che quasi perdi le tracce di quando è avvenuta, ammesso tu riesca ad essere consapevole di aver perso il contatto con te stessa.

Sembra che ogni disagio nasca da quella prima e netta separazione dalla madre, la nascita. Per logica, probabilmente la separazione si insinua ancor prima, nel grembo materno, quando una scintilla di luce intelligente si separa dal tutto per abitare quel piccolo corpicino, e poi ogni volta che la madre si trova a vivere, in gravidanza, qualche evento particolarmente intenso, così intenso da portarla via dalla profonda connessione con il suo bimbo.
La nascita in ospedale negli anni 60 qui a Trieste, e non solo, programmava separazione e paura per certo, e da madre posso dire che ancora negli anni 90 la situazione, purtroppo, non era molto diversa.. ora dei passi importanti sono stati fatti e si stanno facendo, molto c’è ancora da fare.

Qui si aprirebbe un capitolo infinito sul parto e la nascita.. e su come noi donne bisogna che se ne riappropriamo. Affinché sia trasformazione più che separazione!
Il parto e la nascita sono eventi che fanno parte della ciclicità della vita e delle sue iniziazioni e, nel limite del possibile, non eventi traumatici che ci separano dalla percezione del nostro corpo, delle nostre emozioni, del nostro senso di intimità, dalla gioia di essere accolti e sentirsi parte di un qualcosa di più grande!

Ebbene, quella notte, quando mia madre entrò in travaglio, incinta di mia sorella, lei e mio padre, se ne andarono lasciandomi sola a casa mentre dormivo,cosa che scoprii in terapia, molti, molti anni dopo. Emerse il ricordo di un’enorme porta chiusa che se ne stava nella penombra davanti a me. Io la fissavo in silenzio mentre tenevo per le orecchie il mio coniglio di pezza giallino, quasi la Regina delle Nevi mi avesse gelato lì con la sua bacchetta magica. Chiesi conferma a mia madre, ebbene sì mi avevano lasciata sola perché, a detta loro, dormivo serenamente. Mentre evidentemente mi ero svegliata non sapendo che cosa stava accadendo, sapevo solo che mia madre e mio padre se ne erano andati. Mio padre probabilmente tornò e mi sistemarono con qualcuno, eppure quando mia madre tornò con mia sorella a casa, io ero ancora congelata e stordita e non capivo, ora a tornare lì con la memoria mi pervade un senso di stordimento, stordimento e curiosità.

Nel turbinio di emozioni dell’arrivo a casa di mia sorella, e nell’osservare come si muovevano le donne di casa rispetto a noi, nasce la mia ricerca sul femminile che si è strutturata in uno studio. Oltrepassata la soglia della menopausa, sto mettendo insieme le decine di migliaia di note che ho disseminato durante il mio cammino di vita, sto mettendo insieme tutte le frasi e gli atteggiamenti rimasti in sospeso, tutte le cose che non tornavano alla mia coscienza, è un lavoro certosino, a volte impossibile, e molto, molto appassionante.

Nella nostra famiglia, il “dividi et impera” era proprio una legge alla quale non si poteva disubbidire, così fecero di tutto per separarci e renderci gelose l’una dell’altra, e per anni vi riuscirono a puntino, eppure poi, l’amore, la comprensione, il ricordo di quel legame così forte, di quella commozione profondissima che provai mentre la guardavo nella sua culla, i gesti teneri, i giochi nella natura, ebbero decisamente la meglio e… che vita sarebbe senza di lei?

Ognuno ha la sua personalissima storia, chi ha sorelle, chi ha fratelli, chi ha fratelli e sorelle e chi non ce li ha, non c’è un meglio o un peggio, quello che conta è la gratitudine per ciò che la vita ci offre. Vedo odio e rancore, invidia e gelosia e molte sorelle e fratelli di sangue, e non solo, che non si parlano più per questioni spesso materiali. Segno che il contatto con la sorgente dell’amore, che da bambini sono i nostri genitori o le persone che si prendono cura di noi, è interrotto, segno che da adulti non abbiamo ancora imparato a portare acqua da soli a quella sorgente fino a diventarlo noi stessi.
Quando il contatto con la fonte è interrotto, non c’è più tenerezza nelle nostre vite, non più gentilezza ..solo un greto arido e disseccato.

Per questo credo che la Sorellanza, oggi più che mai, sia importante.. per ristabilire quel flusso, che riporti la tenerezza, la gentilezza e la Bellezza al loro posto, nel cuore di noi tutte/i.

L.N.


 
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Domenica, 4 Marzo, 2018
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